Chi siamo

Il progetto nasce dalla volontà  di promuovere l’ agricoltura contadina locale a basso utilizzo di energia. Pensiamo che una agricoltura che è legata ai ritmi della natura e ai cicli biologici e alle giuste pratiche agronomiche (biologico – rotazioni diversificazione produttiva, ciclo chiuso con la zootecnia) è più sostenibile dal punto di vista ambientale e ottiene produzioni di maggiore qualità .

L’agricoltura contadina, più adatta a mantenere vivo e vitale il sistema agricolo e le tradizioni locali, è oggi minacciata dal modello agricolo industriale e dalle regole della grande distribuzione. Rischia, infatti, di scomparire del tutto e con lei un fetta importantissima delle nostre conoscenze e del nostro patrimonio culturale.

Riteniamo che un patto tra piccoli produttori e consumatori delle città  può contribuire ad arrestare questo processo.
E’ per questo da diverso tempo promuoviamo a Perugia, momenti di scambio di formazione e di saperi, attraverso degustazioni, cene, incontri e laboratori, cercando di far connettere e interagire produttori e consumatori, tentando di riavvicinare due ambiti che le logiche del mercato hanno separato: chi produce e chi consuma.

Vogliamo realizzare un progetto tangibile e riproducibile in altri posti. Qualcosa che rimanga e sia accessibile a tutti gli abitanti del nostro territorio. Un mercato contadino e popolare nel nostro quartiere. Per noi molto importante è anche il rapporto con i gruppi d’acquisto solidale (GAS) con cui si diffonde la pratica del rapporto diretto con i produttori.

La vendita diretta è una pratica fondamentale per il sostegno dell’agricoltura contadina e un’attività  che si sta diffondendo in molte parti d’Italia.
Attraverso la vendita diretta possiamo conoscere chi produce quello che mangiamo, chiedergli informazioni su come lavora e sulle caratteristiche dei suoi prodotti. Non più alimenti che vengono da migliaia di chilometri di distanza, tenuti in celle frigo per giorni e giorni, prodotti con metodi sconosciuti in zone sconosciute, con altissimi costi in termini di utilizzo delle risorse e di inquinamento ambientale.

I mercati diventano spazi in cui è possibile costruire nuove relazioni e un diverso modo di socializzare, un’altra inclusione che sfugge alla regola imperante della produzione e del consumo impersonale, in luoghi senz’anima come i supermercati. L’assenza di intermediari fra produttore e consumatore permette agli agricoltori di avere un reddito più adeguato per la loro attività  e ai consumatori di poter acquistare prodotti sani e di qualità  a prezzi convenienti. L’agricoltura non è più solo business e speculazione ma torna a essere lavoro creativo e stimolante.
Lavorare la terra, coltivare un orto, partecipare a gruppi d’acquisto, autoprodurre cultura, utilizzare software libero, promuovere saperi e sapori. Sono esempi reali di “micropolitiche della resistenza”. Saremo soggettività  quando impareremo che la partecipazione inizia dove si sappia mettere in comune i desideri, autoproducendo ricchezza (anche economica) e praticando cooperazione dal basso, partendo dal quotidiano.
Vogliamo una agricoltura veramente contadina, libera da OGM.

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